Isabella Lavelli

 

isabella.lavelli[at]gmail.com

 

 

 

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© Courtesy of Scarlattine Teatro

Alla scoperta del Genius Loci

 

 

Nella mia tesi dedicata alla possibilità di cogliere il Genius Loci attraverso l'esperienza artistica e in particolar modo attraverso il teatro nel paesaggio ho iniziato una riflessione sulle potenzialità di questa forma di espressione artistica in relazione al territorio in cui si sviluppa.

 

Un occhio.

Un fantasma.

Una lente.

3 giorni e 3 notti con Grotowsky.

Una passeggiata. Una renna. Un letto.

In-boscati.

 

Fin dall’antichità, l’uomo, attribuendo ai luoghi un’importanza vitale (sia per la sopravvivenza fisica che per le implicazioni spirituali) si è chiesto quale forma avesse il loro spirito più originario, il Genius Loci appunto, una creatura da venerare e propiziarsi.

 

Se allora il Genius Loci è stato al centro della costruzione di miti, metafore e un immaginario legato al luogo (la foresta come luogo iniziatico, il dio Nilo, il Monte Olimpo...) cosa rende questo concetto attuale e interessante oggi?

 

Parafrasando uno slogan famoso “Il Genius è vivo e lotta insieme a noi”, possiamo infatti considerarlo un importante alleato per affrontare temi quali la sostenibilità, la qualità della vita, la pedagogia verde e non mancheranno al lettore ulteriori campi di applicazione.

 

Un approccio innovativo al marketing territoriale

Alla base di questo lavoro di ricerca c’è l’idea che sul rapporto con il luogo sia possibile, cogliendone il genius, costruire una messaggi efficaci, in grado di annullare la distanza tra comunicatore e destinatario, e dotati di una forza emotiva ed evocativa straordinaria.

 

Dall’urbanistica al marketing esperienziale, dal teatro alla tutela del paesaggio sono molti i settori nei confronti dei quali questa riflessione può produrre nuovi interessanti stimoli di approfondimento.

 

Registrata una sostanziale sconfitta del "primato dello sguardo" tipico del positivismo ottocentesco, la conoscenza dei luoghi chiama oggi in causa la necessità di un ampliamento sensoriale ravvisabile, al termine di un percorso, dall’architettura al cinema e al teatro, in modo particolare nelle performance site specific, sviluppate nell'ambito del teatro nel paesaggio, a cui è dedicata la parte centrale della ricerca.

 

Con lo sviluppo contemporaneo della performance la location acquisisce un nuovo status e con essa anche il ruolo della scrittura teatrale nonché il ruolo attoriale e spettatoriale. Così, talvolta il legame con lo spirito del luogo è così forte per gli artisti che Richard Serra sentenziava:

To move the work is to destroy the work (Serra, 1994).

 

Il luogo, attraverso la performance site specific subisce una trasformazione in location, diventando uno spazio praticato e rendendo possibile quella che Clifford McLucas definisce “host/ghost relationship”: il luogo (host) per un certo periodo di tempo è infestato da un fantasma (la performance) che come tutti i fantasmi è trasparente. L’osservatore, acquisito il ruolo di spettatore, guardando attraverso la trasparenza del fantasma ha la possibilità di accedere al genius loci. A questo proposito le parole dell’architetto Kevin Linch, che nel suo testo L’immagine della città sosteneva come "in ogni istante vi sia più di quanto l’occhio possa vedere e più di quanto l’orecchio possa sentire" (cfr. Linch, 1964), introducono il concetto che la conoscenza ambientale sia un “processo” di reciprocità tra l’osservatore, con il suo portato esperienziale da una parte, e il luogo, con la sua storia e soprattutto la sua cultura dall’altra. 

 

E' particolarment significativo il riferimento della ricercatrice Susan Haedicke a una sorta di “lente dell’immaginazione artistica”: vero strumento per la conoscenza di un luogo. Come se, registrata l'insufficienza del nostro occhio, l'arte può rappresentare un filtro indispensabile per "vedere" il mondo.

 

All'interno della mia ricerca ho citato alcuni tentativi di dare una dimostrazione empirica dell’utilizzo della “cassetta degli attrezzi” costruita nel corso di questa ricerca, a partire da una metaforica uscita dalla realtà metropolitana, per riflettere sul cosiddetto “teatro nel paesaggio”. Abbiamo dato concretezza a questa “fuga dalla città” soffermandoci sulla storia del piccolo borgo di Campsirago, divenuto luogo di teatro nella campagna lecchese, in una zona in cui, negli anni settanta, ebbe luogo uno straordinario esperimento site specific che vide protagonista una figura centrale nello sviluppo del teatro nel paesaggio: Jerzy Grotowski. Torna in questo capitolo il tema del “cammino”, presente nella riflessione della regista Sista Bramini, fondatrice della Compagnia O Thiasos TeatroNatura.

Conclude questa trattazione un’analisi del progetto site specific, In-boscati, di Scarlattine Teatro che, nella presentazione dello spettacolo, esprime la complessità del rapporto instaurato con il territorio e rappresenta un positivo esempio di accesso al Genius Loci, utilizzando quella lente dell’immaginazione artistica che è il più straordinario degli strumenti per la conoscenza del luogo e in prospettiva, per una sua valorizzazione intelligente.

 

[Dall'Introduzione di Lavelli, I. (2014) Il Genius Loci Svelato]

 

 

 

 

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